La salute è un campo aperto

Ogni tanto val la pena di uscire dal rigoroso sentiero scientifico, per volgere lo sguardo all’altrettanto rigoroso sentiero epistemologico. Hans-Georg Gadamer è in questo senso un valoroso compagno di viaggio. Il brano che cito oggi (dal libro “Dove si nasconde la salute“, Raffaelo Cortina editore) ci conforta definitivamente nel capire come la salute sia una presenza meravigliosamente attiva, ben lontana da una neutrale assenza di malattia. Leggete qua:campo-con

Abbiamo a che fare con un primato metodico della malattia nei confronti della salute”. È una storia che abbiamo già visto: ci preoccupiamo di come stiamo, solo quando stiamo male.

Ma c’è di più. Perché se la condizione umana assume importanza solo quando insorge la malattia, rischiamo di dimenticarci che possiamo, semplicemente, stare bene.

Alla malattia “si contrappone senza dubbio l’anti-primato ontologico della condizione di salute, la naturalezza dell’essere in vita, per la quale, nella misura in cui viene percepita, si può parlare di benessere”.

Prima di essere dei malati, siamo persone o, per dirla con Wolfgang Blankenburg, prima di essere malati, siamo. Con una ricchezza e una complessità grazie alla quale non dobbiamo attendere la malattia per definirci, ma possiamo essere “liberamente aperti e pronti a tutto”: “A causa dell’alterazione ci si accorge di tutto ciò che c’era prima della malattia, anzi non di ‘tutto ciò’, bensì che prima c’era tutto. Non è forse un fatto singolare che il turbamento di qualcosa a noi ignoto si renda per noi garante della meravigliosa esistenza della salute? Lo si dice benessere, oppure si afferma di ‘stare bene’. Con ciò s’intende una vera e propria presenza che implica vivacità e partecipazione al mondo”.

 

A conclusione, Gadamer lo spiega così. “La salute non è un sentirsi, ma un esserci, un essere nel mondo, un essere insieme ad altri uomini ed essere occupati attivamente e positivamente dai compiti particolari della vita”.


Più sopra c’era l’immagine di un campo con della spazzatura, di un campo a suo modo “malato”. Quei rifiuti strappano gran parte della nostra attenzione, perché deturpano il paesaggio. campo-senzaMa quel campo non è i suoi rifiuti. Prima della “malattia” c’era e c’è sempre un terreno da coltivare, calpestare, trasformare.

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Un pensiero su “La salute è un campo aperto

  1. L’immagine del campo di rifiuti è davvero bellissima. Non so se per esperienza personale o cosa, ma mi ricorda la dimensione della disabilità. Purtroppo capita spesso che in queste persone vengano notate solo le carenze, spesso definite mancanze. Tanti vedono i rifiuti e pensano di aver visto tutto il campo. Con l’etichetta del Dsm spesso si crede di aver “inquadrato il soggetto, di aver visto il campo nella sua “Complessità”, difficilmente si va oltre. Non è facile far cogliere agli altri che il disabile ha mille risorse da cui partire, e che l’handicap è solo un piccola parte della sua complessità. La terra seppur con qualche “Rifiuto” è una fonte inesauribile di risorse, si potrà sempre trasformare, ci sarà sempre un processo in corso così come ogni essere umano, disabile compreso, sarà sempre in continua trasformazione, nonostante limiti e difficoltà, ci saranno sempre delle risorse naturali da riconoscere e su cui lavorare, nuovi significati da esplorare,nuove posizioni da interpretare. Non so molto di psicologia della salute, ma grazie a quello che ho potuto imparare in pochi mesi, da ora in poi quando qualcuno mi chiederà come sta mio figlio disabile risponderò : è in salute.

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